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Introduzione:
Diciannove fotogrammi poetici è innanzitutto un percorso
attraverso l’intimità della natura, una lettura della
realtà attraverso versi ispirati dalle immagini.
Il particolare catturato dalla macchina fotografica è un
suggello che trasmette un sentimento, una emozione
originale di fronte al fatto tangibile della natura.
Diciannove fotogrammi poetici è il
frutto della sperimentazione tra immagini e versi, la
concretezza di un incontro felice tra due sensibilità
distanti geograficamente ma non sensorialmente. (Fotografo
e regista Salentino: Elio Scarciglia. Giovane artista
poliedrico Emiliano: Mirco Baragiani).
Diciannove è un numero primo e non a
caso sono diciannove gli scatti selezionati tra i più
corrispondenti, versificati di getto per carpire
l’attimo dell’animo.
I versi di Mirco propongono una
lettura dell’universo fotografato di Elio nell’interezza
della sua complessità, nel velo misterioso e nelle
aspettative delle domande vere sull’esistenza.
Diciannove fotogrammi poetici vuole anche essere una
provocazione, ma soprattutto vuole accompagnare lo
spettatore verso una consapevole e coraggiosa ricerca
del proprio io nel rapporto con la natura e quindi con
la realtà.
Mirco Baragiani.
Hanno scritto
sulla mostra:
-
Alessandro Canzian
saggista e poeta - Pordenone
- Tiziana Faggiano insegnante - Lecce
-
Monica Maggiore giornalista - Lecce
-
Sergio Mauri
scrittore - Trieste
-
Fabio Piccoli
scrittore - Bologna
cliccare sui nomi per aprire la relativa scheda
Storia della
mostra
-
Trieste – Libreria Indertat - 21 giugno/5 luglio
2007
-
Lucugnano (Lecce) nella cornice del palazzo Comi
- 16/29 luglio 2007
-
Paceco(Trapani). Chiesetta del ‘700 San Francesco
di Paola – 18/22 agosto 2007
-
22 agosto 2007 Premiazione - secondo posto al concorso int. “il
rametto d’argento 2007” con la seguente motivazione:
I riflessi di luce colti nella natura, resi immortali da versi
e immagini fotografiche d’alta qualità, vibrano di pace
- Lecce -
Monastero di San Giovanni Evangelista - 26 marzo/19
aprile 2008
- Cavallino - Casina
Vernazza - 23/24 maggio 2008
Sviluppi ed
evoluzione della mostra, ricerca in itinere.
Video
La mostra si dilata e va oltre la
staticità di uno scatto; la natura regala ancora a
piene mani colori e sensazioni e si presenta sotto le
sembianze di una ballerina… ma l’uomo disturba e mette a dura
prova il delicatissimo equilibrio del creato.
Elio Scarciglia
Presentazione a cura di Sergio
Mauri (Trieste)
Buonasera a tutti.
Intanto ringrazio, anche a nome degli artisti Elio
Scarciglia e Mirco Baragiani, tutti i convenuti
all’inaugurazione triestina della loro mostra. E’ la
loro 1^ Volta nella nostra città e sono convinto ci
saranno altre occasioni per approfondire il loro lavoro,
scandagliandolo anche da altre angolazioni.
Per prima cosa voglio ricordare che questo incontro, la
conoscenza reciproca fra Scarciglia, Baragiani e Mauri,
è stata resa possibile dalla Rete, cioè da Internet, e
dai rispettivi Blogs in particolare, come veicoli di
comunicazione e vetrina delle attività e delle opere
creative.
E’ stato e continuerà ad essere un mezzo utile ed
efficace di scambio e di esperienze ed informazioni tra
persone attive nel mondo culturale ed artistico.
Già dal titolo avrete intuito che parliamo di immagini e
poesia e precisamente di ciò che esse, coesistendo in
un’unica azione artistica, sono in sé e per sé e cosa
possono trasmettere al fruitore dell’opera.
Andiamo con ordine: per prima cosa, parliamo di 2
linguaggi (poesia e fotografia) differenti ma, in questo
caso, complementari.
Da una parte, abbiamo le immagini fotografiche,
rappresentazione fedele della realtà, declinabile a
seconda delle intenzioni dell’artista ma pur sempre
specchio fedele di un momento particolare, di
un’emozione, di un sentimento, di un frammento di vita
vissuta. In questo caso della natura nelle sue
molteplici manifestazioni.
Dall’altra parte, abbiamo la poesia, assemblaggio
consapevole ed altamente tecnico ma non meccanico, in
cui la tecnica poetica è usata come un medium, uno
strumento atto a regalare - di volta in volta – una
sintesi illuminante o una fantastica immagine nella
mente dell’ascoltatore.
E’ notorio che a differenza di una foto, il linguaggio,
da una rappresentazione parziale, limitata della realtà,
di una sensazione, di un sentimento. Invece di viverla,
esistenzialmente, la descrive confidando nella capacità
di immedesimazione e coinvolgimento in chi ascolta. Ed è
questo un punto di grande ed insostituibile forza della
parola scritta: laddove la sua indeterminatezza lascia
libero lo spazio per l’immaginazione, cosa che in una
immagine risulta più complesso.
L’immagine, invece, lascia spazio non a domande sul
proprio contenuto oggettivo ma sul soggetto della foto,
o su che cosa stia facendo o – ancora – sul perché sia
lì a farsi immortalare; informazioni secondarie.
Intento della poesia è quello di avvicinarsi all’essenza
delle cose del mondo, attraverso l’artificio
linguistico.
Il lavoro compiuto da Baragiani per 19 fotogrammi si
svolge su 2 piani: impressionista ed esistenziale, dove
le foto diventano il pretesto per una riflessione su se
stesso nel mondo. I 2 piani sono strettamente collegati
da un grande lavoro di pensiero razionale che li
controlla permettendo loro di svolgersi appieno.
Baragiani usa solitamente il verso libero, con
sporadiche scelte di una metrica e quindi di un ritmo
nascosti.
I 2 mezzi espressivi, dunque, sono piuttosto lontani
l’uno dall’altro ma hanno un terreno comune d’incontro e
di lavoro.
Il terreno comune è quello che nasce dalla loro
reciproca contaminazione: un terreno che non è più
poesia o fotografia ma un terreno nuovo, un terreno
terzo, costituito proprio da questi 2 mezzi in dialogo
fra loro.
Volutamente non parlo di sintesi, non vi può essere –
infatti – una felice sintesi fra 2 mondi così diversi
ma un reciproco dialogo, un reciproco confronto dove
coesistono, sopravvivendo, tutte le contraddizioni del
caso.
La bravura del fotografo, è quella di oltrepassare la
dissociazione tipica, a causa del cambio di
atteggiamento, di chi viene fotografato e ridotto per
ciò ad oggetto da museo. L’abilità di chi fotografa è
quella di tentare in tutti i modi di sfuggire al limite
della fotografia, come mezzo.
Una seconda abilità, consiste nel sottrarre alla
fotografia quella esperienza della immobilità e
staticità, tentando di ridarle un senso di movimento, di
dinamicità.
Quali sono – quindi – le difficoltà da superare per
essere un bravo fotografo? Superare il limite
intellettuale (cioè quello focalizzato solo sul sapere e
la cultura). Andare oltre il contratto tra fotografo e
spettatore oltre la connessione tra l’oggetto
fotografato e la cultura e la società. Far emergere, di
conseguenza, un taglio in chi guarda, che lasci un segno
, una cicatrice nella memoria.
Concludendo, voglio ricordare che l’ulteriore intento di
Scarciglia e Baragiani, di comune intento con gli altri
artisti in contatto con loro (Piccoli e Canzian), cosa
peraltro sottolineata anche da Mauri nella presentazione
è trovare le affinità che producono dialogo, al posto
delle differenze che possono creare artificiose
differenziazioni.
La rete che essi intendono costruire, va incontro ad
un’esigenza di dialogo e creatività, anche grazie al
mezzo Internet su cui si è accennato prima.
Voglio ringraziare Mirco Baragiani e Elio Scarciglia per
averci dato la possibilità di conoscere il loro lavoro,
ben sapendo che la loro ricerca è tanto più utile e
necessaria quanto essi sono in sintonia con le finalità
e i ritmi della libera ricerca espressiva.
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