Nitore di immagini... evocatore di parole
E' stata suggestione di un testo, come Elio
riferisce, a innescare il poiein di queste lame
d'acciaio,
o
viceversa è stato questo incredibile nitore di
immagini a premere potente sulla mia area di
Broca, a evocare parole?
Quelle che mentalmente annotavo lungo tutta
l'offerta di video e foto, quelle che ora
restituisco
rombo
fischio ultrasonico - mi sento investita
attraversata - senza provare dolore - è tunnel di
nascita - è bigbang - è
il futuro del mondo - è l'enigma -
noi
gli indifesi - lui, l'uomo primo,
adamo ancora sbalordito
- o forse lui stesso il dio, arcaico - dita
intorpidite che si aprono, come
emerse
dal fango primordiale, cercano altre mani, cercano
il mondo
ora
parlano le superfici, adese
aderenti fogli metallici mari lunari fili vermigli
di sangue di luce aurifere vene nella roccia
bande
energetiche colore che abbacina lo sento ondeggio mi
stiro mi plasmo mi salvo nella brillantezza. Materia
che
accondiscende a scolpirsi e canta nel nuovo profilo
canta della tensione d’onde dell’incresparsi
in
mare si sa le correnti sono luminose cangianti fanno
solo notare una differenza termica, il calore che
desideriamo,
quella
terra - d'ulivi universale - quelle pareti di calce,
le porte le tavole da condividere, le superfici
superficiali da eliminare
e
sole, sì c'è anche il solito sole.
ma ha qualcosa da dire.
Mentre
l'adagio di Bach pulsa
nelle tempie sono ancora sulla piazza sono ferma
sulla piazza o la piazza è ferma mentre
parlo con loro e cammino come in sogno ci conosciamo
tutti sono i miei amici zii nonni antenati siamo in
attesa
aspettiamo
che arrivi qualcuno forse lo sentiamo e non lo
vediamo lui è là sereno sdraiato investito dalla
calura
dall'impercettibile
nostro calore da un’energia di altri mondi se ne
lascia invadere sembra avere ali invisibili ho paura
che
si sollevi ecco accade e siamo soli, soli.
senza bellezza è
solitudine
Annamaria Ferramosca