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La serata con Elio
Scarciglia mi ha riconciliato. Ho scoperto
come la memoria, i luoghi, i volti sono vivi. Elio senza
folclore ma
con l'anima ferita, ha colto bene ciò che stiamo perdendo
nei
confronti di ciò che è banale, effimero. La dolcezza con la
quale si
avvicina alla sua terra è frutto di una libertà universale,
che
nonostante le difficoltà e le approssimazioni del presente,
esiste.
Resiste a tal punto che la serenità che emana con le foto,
le immagini girate e le parole, mai vane, ti avvolge senza
paura.
Grazie Elio
Michele
Michele Paparella (Libri&dintorni - Campobasso)
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“ODORE DI TERRA”, IL SALENTO DI ELIO SCARCIGLIA
Elio Scarciglia è un insegnante, di Lecce. La sua passione è
la sua terra, ma anche la fotografia, i documentari. Alla
libreria “Libri e Dintorni” di Campobasso il 28 aprile
scorso ha presentato uno dei suoi lavori “Odore di terra”,
un viaggio poetico attraverso il Salento, con le sue
immagini e i testi di Marina Manieri, edito
dall’Associazione culturale Terra di Ulivi. I luoghi di
culto, del silenzio, i segni, gli sguardi, il lavoro, i
suoni. “Ho voluto rappresentare”, ci racconta, “questi
segmenti di Salento perché è un’entità che ci sta
abbandonando, sta lentamente sparendo per lasciare il posto
ad una terra più frenetica e distratta”. Chiacchierando
prima della proiezione Scarciglia parla della sua ribellione
allo stereotipo di cosa è il Sud, che diventa degrado e
delinquenza, nella descrizione semplicistica e consueta.
“Guardando queste immagini e ascoltando i versi del nostro
Meridione dimostriamo che il Sud è poesia, è la capacità
infinita di trasmettere emozioni veraci”. Guardando il
filmato, ascoltando le parole e le musiche si arriva
direttamente a Lecce, nella sua provincia, se ne sente il
gusto. Il sapore di una terra trasmette a chi vi arriva la
sensazione di quello che è stato, il desiderio e la
proiezione di quello che ancora sarà. Il Salento è un luogo
fisico ed è anche un’idea, l’utopia della vita che vorremmo.
Odori fini, colori abbaglianti, il tempo che non passa mai.
Silenzio e stupore. Caldo solenne e ombre improvvise, che
gelano le braccia.
Le donne che nei campi raccoglievano il grano tornavano a
casa tarantolate. La credenza popolare riconduceva questa
forma di malessere diffuso al morso della taranta, un ragno
che in realtà è innocuo per l’uomo. Isteria, epilessia,
malessere psicologico. Questa è la spiegazione scientifica,
che, però, nulla può ancora oggi. Le tarantolate chiamavano
i musicanti, la musica è l’unico antidoto, antidotum
tarantulae. Tamburi, organetti, violini suonavano in casa
della malata o nella piazza del paese. Le donne ballavano
fino a sfinirsi, i gesti erano il codice di una lingua che
loro non sapevano neanche di conoscere. Ballando sempre più
freneticamente, con movimenti che erano veri e propri
richiami erotici, cacciavano via da se stesse il veleno e la
taranta, ormai sconfitta, morendo le abbandonava.
La pizzica è la danza nata per guarire le tarantolate,
riscoperta e celebrata anche a livello internazionale. Di
non poco valore è il lavoro di riscoperta che ne stanno
facendo i vari cantori, come quello di ballerini di livello
quali Tony Candeloro, che propone la pizzica nel filo
ininterrotto del tango e del flamenco. Un ballo sensuale e
discreto, l’uomo sfiora la donna senza mai guidarla. Senza
mai afferrarla.
Rita Iacobucci
(giornalista - Campobasso) |
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Tracce di Salento
Un luogo o un modo di essere. Una
terra che vive nei suoi uomini. Nelle mani certe di chi
lavora, nei sorrisi luminosi, nei colori della pelle
bruciata dal sole: raccontare il Salento è un'impresa ardua,
significa raccontare emozioni e sensazioni, a volte
ineffabili. "Odore di terra" racchiude versi, immagini,
suoni. Perché se non si può raccontare il Salento si può
evocarlo, rubarne i respiri e racchiuderli, come preziosi
tesori. Mille frammenti si incontrano, e solo riuscendo a
sentire sulla pelle, nell'aria, si può comprendere questa
terra.
Sono voci e silenzio. "Frinire di cicale e gorgoglii lontani
di acqua |